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I CASINÒ


 

il casinò “svizzero”: campione d’italia

La storia di questa enclave italiana in pieno territorio svizzero risale al 777, per una consuetudine a quel tempo molto praticata: quella dei ricchi che, dopo la morte, regalavano molti dei loro beni alla Chiesa per andare in Paradiso. Fu questo il caso di un ricco proprietario terriero longobardo, di nome Totone, che lasciò tutti i suoi beni all’Abate della Basilica di Sant’Ambrogio di Milano. Tra questi un territorio che si affacciava sul Lago di Lugano, di 2 km di lunghezza e di 2 km di larghezza, denominato Campilonium, donde poi il nome di Campione.

Tutti i tentativi fatti, nel tempo, dalla Svizzera per riprendersi il territorio non ebbero ragione sui potenti abati milanesi. Campione restò sempre un feudo lombardo e successivamente entrò a far parte del regno d’Italia.

Una casa da gioco fu attivata nel 1917, in piena prima guerra mondiale, per iniziativa del Ministero della Marina che giudicava Campione luogo ideale come centro di spionaggio. Finita la guerra, assolto quindi il suo compito, il casinò fu chiuso. Ma il territorio fu sempre sfruttato per attività di intelligence. Per esempio nel 1928 Cesare Rossi, prima stretto collaboratore di Mussolini e poi suo accusatore come mandante del delitto Matteotti, fu attratto dalla polizia italiana, con uno stratagemma, a Campione, arrestato e processato da un tribunale speciale.

Fu nel 1933, nel pieno dell’era fascista, che la casa da gioco fu autorizzata con decreto del 2 marzo. La ragione “ufficiale” fu giustificata dall’esigenza di far affluire nelle casse del comune valuta pregiata. La ragione “non ufficiale” era del Ministero degli Interni che considerava Campione strategicamente importante come centro di attività informativa.

In effetti questo casinò, in territorio svizzero, fu molto legato agli eventi bellici. Fu chiuso durante la guerra italo-etiopica (1935 e 1936) e durante tutto il secondo conflitto mondiale (1939-1945), quando strategicamente importante come centro di attività informativa.

a Camp a passare le frontiere non erano più i giocatori ma gente che fuggiva in un paese neutrale.

Alla fine della seconda guerra mondiale il casinò fu riaperto ma il governo svizzero decretò che questa attività doveva cessare. La polizia cantonale accerchiava quotidianamente Campione consentendo il passaggio solo poche ore al giorno. Soltanto la Convenzione di Lucerna sancì la pace: il casinò si riattivò e agli svizzeri fu riservata una stanza a parte, con due tavoli di roulette e dove la mise  massima era di 5 franchi.

Ma per il suo particolare e in un certo senso ambiguo posizionamento strategico, con conseguenti caratteristiche di interesse politico ed economico, i guai per il casinò non erano terminati. Già nel gennaio del 1974 un provvedimento ministeriale vietava di passare la dogana con più di 20.000 lire (moneta spiccia per i ricchi e per gli industriali milanesi e comaschi), ma per fortuna i controlli erano superficiali o addirittura inesistenti. Il colpo mortale fu inferto invece dal decreto del 4 febbraio del 1976, con il quale si puniva il reato di esportazione di valuta non solo con forti ammende, arrivando a contemplare anche il carcere.

I giocatori si impaurirono, anche se al casinò furono autorizzati escamotages legali, tramite assegni. Gli incassi andarono in caduta irreversibile, tutta l’economia dell’enclave entrò in sofferenza ed iniziarono i primi duri scioperi del personale.

Si può quindi concludere che la storia di questo splendido casinò è sempre stata un’alternanza di splendore e di decadenza.

In questi ultimi anni Campione ha lanciato una grande sfida. Malgrado l’apertura di case da gioco nella Confederazione, ha realizzato la costruzione di un nuovo, imponente, casinò disegnato da Mario Botta, il grande architetto di fama internazionale. Il complesso si sviluppa in tre moduli, di cui il principale è di dieci piani e si è proposto di valorizzare, in chiave moderna, lo splendido panorama dal profilo collinare sino alle rive del lago.

Il nuovo casinò di Campione è stato concepito non solo per il gioco ma come sede di spettacolo, intrattenimento, ritrovo. Un ritrovo insomma adatto alle esigenze di oggi. Ma dove è piacevole ritrovare, oltre a tutti i giochi moderni e a centinaia di slot-machines, in una sala appartata, attorniata da giocatori in giacca e cravatta, Sua Maestà la Roulette francese.

 


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