IL CASINÒ DELLA
CANZONE: SANREMO
Aprì le sue porte il 21 gennaio 1905, essendo
sindaco Augusto Mombello e finanziatori un gruppo di nobili e di banchieri ma,
mancando una legge specifica, la casa da gioco fu costretta ad agire in regime
di tolleranza. Inizialmente apriva all’inizio di dicembre per chiudere a
fine gennaio, poi per periodi più lunghi ma con interruzioni della polizia
sempre più frequenti.
Il magnifico edificio, in stile liberty, fu
opera dell’architetto francese M. Ferret. Le sale da gioco sono state
invece ammodernate in periodi successivi da celebri arredatori tra cui Brusati
e, la sala del privé, da Giò Ponti.
Il primo gruppo di croupier a sedersi ai tavoli
da gioco proveniva da Ostenda, la miglior scuola di quel tempo, ed era
capitanato da un maestro, Alex Monin. Persone distinte, riservate e
preparatissime, godevano di grande considerazione per il fatto di provenire
dalle Fiandre e perché guadagnavano denaro, tanto denaro: 80.000 lire per tre
mesi di lavoro. Era tanto se si considera che, a quei tempi, una villa costava
40.000 lire. Ma gli impiegati sanremesi tacitamente stavano a guardare e ad
imparare la lezione, tanto che a partire dal 1920 a sedersi attorno al
tavolo della roulette furono i primi grandi croupier sanremesi, da Icard a
Carbonetto; da quel momento i belgi sparirono per sempre dal casinò di Sanremo.
Ma la vera storia del casinò, com’è
attualmente, parte dal 1925 con la nomina a podestà dell’ingegnere Pietro
Agosti che inizia subito la sua battaglia per ottenere l’autorizzazione
ufficiale ai giochi.
Nella terza parte di questo libro preciso con
quali motivazioni Mussolini, che odiava il gioco d’azzardo, accompagnò
l’autorizzazione richiesta dall’ingegner Agosti con legge del
27/12/1928.
Il casinò di Sanremo inizia in quel momento il
suo glorioso cammino con il contributo determinante del suo gestore Luigi De
Santis, uno dei migliori manager italiani che operò a Sanremo sino al 1934.
Diede alla casa da gioco una grande allure,
tanto che fu la preferita dai ricchi, dai nobili europei, dai russi e da sovrani
e dalla buona borghesia.
Furono anni
folli, spensierati, in cui il gioco, nella sua interezza, veniva vissuto
con intensità dando luogo a situazioni, ad episodi, che andavano ad arricchire
le cronache giornalistiche.
Per esempio. Il casinò aveva due
“dependances” che erano oggetto di culto. La prima, poco distante
dal casinò, era la chiesa russa a ricordo dello spirito religioso di tanti
russi che, prima della rivoluzione d’ottobre, fecero di questo delizioso
angolo di Riviera uno dei loro soggiorni preferiti, dando sfogo al piacere del
gioco senza dimenticare, nel loro luogo di culto, di ringraziare Dio per le
gioie terrene che procuravano il clima piacevole, lo champagne e, naturalmente,
il gioco stesso.
La seconda: sulla destra del casinò, guardando
il mare, si trova la chiesa di San Francesco della quale famoso fu un padre
guardiano di nome Giacinto. Correva voce, tra i giocatori, che portasse bene,
per cui, in cambio di qualche offerta per i poveri, consentiva che gli venisse
toccato (furtivamente) il cordone. La messa di mezzogiorno, detta “dei
giocatori”, era frequentatissima proprio perché la benedizione da lui
impartita, si diceva, portasse grande fortuna. Fu lo stesso padre Giacinto a
confidare ad un giornalista di evitare accuratamente, durante la predica, di
citare numeri inferiori al 36: quindi nessuna citazione per i 30 denari di
Giuda, per i 10 comandamenti o per i 12 apostoli. Sarebbero subito stati
giocati!
Nella cassetta delle elemosine, poi, si
trovavano spesso gettoni da gioco per invocare benevolenza o per ringraziare il
santo per aver fatto uscire o ripetere il 29, il 23 o il 17. Doveva ben essere
suggestiva la scena felliniana che consentiva di vedere, ogni fine mese, un
fraticello entrare al casinò per farsi cambiare le fiches!
Le luci del casinò si spensero all’inizio
della seconda guerra mondiale per riaccendersi il 31 dicembre del 1945. Negli
anni immediatamente successivi si susseguirono diversi gestori che dedicavano
più tempo a risolvere le esigenze dei politici che alla casa da gioco.
Nel 1950 assunse la gestione Pierbusseti, un
industriale del turismo che aveva più idee che capitali. Pensò subito a creare
manifestazioni che fossero in grado, per la loro importanza e originalità, di
far affluire persone a Sanremo allo scopo di aumentare il volume dei giochi e
dei profitti. Organizzò l’anno stesso il festival della gastronomia.
Undici nazioni in gara: ciascuna con i propri chef, il cibo, il vino,
attrazioni del Paese ed ospiti illustri (per gli USA ad esempio i comici Holiver
Hardy e Stan Lauren). La manifestazione fu un disastro finanziario, anche
perché, quell’anno, non c’era ancora la televisione e certo non si
potevano trasmettere per radio le preparazioni raffinate e la visione dei
piaceri delle specialità gastronomiche.
Ma l’anno dopo, il 1951, la proposta
vincente a Pierbusseti la diede Giulio Razzi, direttore dei programmi musicali
della RAI, che gli propose di organizzare una manifestazione dedicata
esclusivamente al lancio di nuove canzoni italiane. Fu così che si aprì il
sipario sul primo “Festival della canzone italiana”. Fu un grande
successo e costò poche lire.
Tutta l’Italia cominciò a cantare con
Nilla Pizzi Vola colomba e poi Papaveri e papere. La soddisfazione fu
reciproca sia per la RAI
che per il casinò che vide aumentare gli introiti. Questo giocattolo
d’oro continua ancor oggi ad emozionare e ad avere un’alta
percentuale di ascolti. Eppure i gestori successivi dimostrano di non saper
accompagnare questo successo con adeguate attività promozionali per cui, gradatamente,
gli introiti del gioco coprono a malapena i costi di gestione.
Nel febbraio del 1969 la gestione del casinò fu
assunta direttamente dal Comune. Iniziano gli anni della decadenza e della
truffa. Malgrado il succedersi di ispettori, di commissari prefettizi, gli
incassi diminuirono in modo inspiegabile.
Fu poi accertato che il 50% delle giocate
veniva sottratto da croupier disonesti in accordo con giocatori-collaboratori.
La divisione del bottino: 90% ai croupier disonesti, 10% ai giocatori complici.
Nel periodo 1974-1980 il furto globale fu di 60 miliardi di lire.
Finalmente nella notte
del 27 gennaio 1981 andò in scena… il festival delle manette! Centinaia
di poliziotti e fiamme gialle entrarono contemporaneamente in azione operando
il fermo di 137 persone tra cui 54 croupier.
A poco a poco la scena ritornò ad illuminarsi;
nuovi giocatori ripresero a sedersi ai tavoli da gioco e ogni anno, a febbraio,
in un ambiente splendente e colmo di fiori, ritorna puntuale il Festival della
canzone italiana.
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