VENEZIA: TRE CASE PER UN CASINÒ
La prima
casa: l’Hotel Excelsior – Casinò del Lido
Malgrado Benito Mussolini disprezzasse il gioco
d’azzardo e tutti coloro che lo praticavano, ragioni di opportunità
politica ed economica lo spinsero a fare delle eccezioni tra cui, ultima,
quella di autorizzare a Venezia una casa da gioco.
La decisione fu annunciata con solennità dal
Conte Galeazzo Ciano, a quel momento segretario della stampa e della propaganda
del governo fascista, il 10 agosto 1935, in occasione dell’inaugurazione
della Mostra del Cinema al Lido.
Si coronava così il sogno del nuovo doge di
Venezia, il Conte Volpi di Misurata il quale, innamoratissimo della sua città,
ne sognava un definitivo e splendido sviluppo seguendo tre precise direttrici:
il polo di Porto Marghera come fenomeno industriale, occupazionale ed
economico, il centro storico di Venezia in fase decadente e bisognoso di grandi
investimenti per riportarlo allo splendore di un tempo, il Lido come centro
turistico di grande attrazione, di mondanità, di divertimento, di contributo
culturale. Il nuovo casinò poteva portare i capitali necessari a questo grande
disegno. Eguale entusiasmo animò il podestà di Venezia che sperava di ottenere
i soldi sufficienti per realizzare il suo progetto di costruire case popolari e
concretizzare iniziative di assistenza sociale. Questa unità di intenti, questo
fervore politico portò tutte le autorità ad operare bene e soprattutto in
fretta.
Il 16 luglio 1936 il governo autorizzava
l’apertura del casinò. Per non perdere la stagione estiva dei giochi, e
in attesa di individuare una sede specifica, Sua Maestà la Roulette fu collocata
nella stupenda sala da pranzo dell’Hotel Excelsior al Lido (la stessa
dove il regista Sergio Leone, nel film C’era
una volta l’Ame-rica, ambientò il famoso ballo tra Robert de Niro e
la sua donna al suono del celeste motivo Amapola).
Nel frattempo era stato studiato, approvato ed appaltato il progetto per la
costruzione del casinò del Lido nell’area delle Quattro Fontane
(praticamente quattro serbatoi di acqua dolce, dove esisteva un forte con
annessa caserma, costruito dagli Austriaci). Il progetto dell’ingegnere
Eugenio Miozzi fu poi ampliato per volontà dell’allora ministro
Buffarini, al punto tale da concepire un vero e proprio complesso di
architettura littoria che comprendeva, oltre al casinò, il palazzo del Cinema,
tutta una serie di servizi e di interventi estetici, fontane, giardini, aiuole
fiorite. Un progetto, per quel tempo, avveniristico che in sostanza collegava
in modo armonioso l’Excelsior, la sua famosa spiaggia ed il Gran Viale
del Lido. Purtroppo lo scoppio della seconda guerra mondiale ne impedì la
realizzazione.
I giochi, come già detto, iniziarono il primo
agosto 1936 e la chiusura, inizialmente prevista per fine settembre, venne
prolungata di un mese, data la grande affluenza di pubblico. Si continuò a
giocare, sempre all’Hotel Excelsior, dal 10/4/1937 al 31/5/1938. Il primo
luglio 1938 fu inaugurato il casinò del Lido che funzionò regolarmente sino al
16 luglio 1940 quando, alle 19, fu dato l’ordine ai capi tavolo della
roulette di annunciare gli ultimi tre colpi.
La
seconda casa: Ca’ Vendramin Calergi
Finita la guerra
ripresero subito le discussioni per dare al casinò una degna sede invernale.
Infatti nella brutta stagione il Lido offre uno spettacolo desolante, è senza
attrattive, non vede turisti, mentre Venezia con i suoi lussuosi alberghi può
contare su una presenza d’élite e su manifestazioni di alto livello in
qualunque mese dell’anno. Viene definitivamente scartata l’idea
iniziale, quella cioè di porre la sede del casinò a Palazzo Giustiniani che era
stato scelto, oltre che per la sua incantevole posizione sulle rive del Canal
Grande, anche per la sua vicinanza al primo casinò della storia, il già
ricordato Ridotto a San Moisè, al cui teatro sarebbe stato possibile accedere
grazie ad una semplice demolizione.
Invece la soluzione adottata fu un’altra,
ancora più semplice. L’attenzione della giunta popolare municipale,
guidata dal sindaco Giovanni Ponti, si posò sullo stupendo palazzo patrizio
Ca’ Vendramin Calergi, già appartenuto a Maria Carolina di Borbone e
ultima dimora di Richard Wagner che qui morì nel febbraio del 1883.
Ca’ Vendramin Calergi in quel momento era
sotto sequestro in quanto proprietà di un ministro fascista, il Conte Volpi di
Misurata, lo stesso che si era battuto con Mussolini per l’apertura di un
casinò a Venezia e che tanto aveva contribuito al benessere della sua città.
Dissequestrato il palazzo, il Comune vi effettuò i necessari lavori di restauro
e il casinò aprì i suoi battenti nell’autunno del 1959, come sede
invernale.
Da quel momento funzionarono le due case:
d’esta-te, da luglio a settembre, al Lido, formula “mare” e
da ottobre a giugno a Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande, formula
“città”.
Il casinò del Lido fu indubbiamente, prima
della guerra e subito dopo, per più di vent’anni, testimone di
un’epoca felice.C’era la voglia di dimenticare gli orrori del
conflitto, di vivere, di divertirsi in un’atmosfera magica, intrisa di
lusso e di raffinatezza. La
Mostra del Cinema, le varie manifestazioni culturali ad alto
livello, comportavano la costante presenza dei divi del cinema, del teatro,
scrittori, registi e industriali.
Poi il tramonto. Con l’avanzare della
rivoluzione culturale cambia la scena; le presenze si fanno sempre più modeste,
i profitti calano paurosamente e negli anni Novanta si fa strada l’idea
di abbandonare il gioco al Lido. Le ragioni addotte sono le seguenti:
diminuzione del turismo d’élite, una generale decadenza del Lido, la
vicinanza dei casinò sloveni che drenano il flusso di denaro disponibile per il
gioco e sono più facilmente accessibili dalle regioni ricche come
l’Emilia ed il Veneto. Dal 1995 lo scenario si fa sempre più triste: la
decisione è ormai presa (direi già da tempo preparata e voluta), i residenti
non reagiscono, si dimostrano quasi indifferenti al fatto che al casinò, per
l’estate, sono rimaste solo alcune decine di slot-machines e due roulette che fanno presagire la definitiva
chiusura del casinò al Lido, cosa che puntualmente avviene nell’anno 2000.
La terza
casa: Las Nogheras
La progressiva, melanconica, morte del casinò
al Lido in realtà era stata studiata, preparata ed attuata nel preciso momento
in cui prese l’avvio l’idea di aprire una terza casa da gioco in
terraferma. Difatti, per legge, Venezia può usufruire di due sole sedi di case
da gioco.
Fu così che la nuova sede del Venice casinò fu
gioiosamente inaugurata il 25 agosto 1999 dal sindaco Cacciari. La nuova casa
da gioco andò ad occupare un’area su cui preesisteva un
ristorante-discoteca, il Ranch. Situato sulla provinciale per Trieste,
facilmente accessibile da Jesolo, dall’autostrada, a pochi passi
dall’aeroporto, il casinò grazie a questa logistica perfet-