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WILLIAM JAGGERS

 

1873. Arrivò a Montecarlo un giovane e rubicondo ingegnere scozzese, per trascorrervi le vacanze. Visitando il casinò si dimostrò particolarmente attratto dalla roulette in quanto lui, in Inghilterra, si occupava di fabbricazione di fusi per filiere di cotone. Il suo “istinto di tecnico” gli comunicò all’istante la sensazione che le roulette non giravano perfettamente come i suoi fusi sulle macchine di filatura e che, di conseguenza, non potevano essere esenti da difetti. Forte di questa convinzione decise di mettere in piedi uno studio, per poi sperimentarlo al tavolo da gioco.

Con l’aiuto di alcuni amici per qualche giorno annotò, e fece annotare, le sequenze che uscivano su vari tavoli. Va notato che in quel tempo le palline venivano lanciate sulla roulette in un unico senso, ovvero in linea con la direzione del moto impresso alla ruota. Jaggers, al termine della sua indagine, scoprì che una roulette, la numero “1”, aveva una passione… ingiustificata per i numeri  7 – 8 – 9 – 17 – 18 – 19 – 22 – 29. Esultò! Il suo intuito nel ritenere che la macchina non fosse precisa (anche in ragione del fatto che non era stata fabbricata nel Regno Unito…) lo aveva premiato.

Iniziò quindi a bombardare gli otto numeri prescelti dalla ruota, trascurando gli altri ventinove ma non completamente: ebbe infatti l’astuzia di coprirne sempre qualcuno in modo da disorientare i commissari di gioco e non rivelare il proprio piano. In quattro giorni guadagnò un milione e cinquecentomila franchi.

A giochi chiusi, il direttore del casinò, Blanc, ed i suoi ispettori, evidentemente insospettiti dalla singolare e corposa vincita dello scozzese,  giocarono una partita tra loro utilizzando la lista dei numeri giocati da Jaggers. Capirono che le vincite erano da attribuirsi al non perfetto equilibrio del cilindro. Fecero allora spostare il tavolo “1” al posto del “6” e viceversa.

Il giorno seguente Jaggers, come d’abitudine, sedette al tavolo “1” e iniziò la partita giocando una ventina di colpi con lo stesso sistema già da lui sperimentato ma perse. Comprese subito che qualcosa non andava; disinvolto e imperturbabile si alzò e prese a girare per la sala, soffermandosi ad ogni tavolo. Finalmente il suo occhio da ingegnere, avvezzo ai dettagli, gli fece individuare la “sua” roulette esattamente al tavolo “6”: ne aveva riconosciuta una quasi impercettibile scalfittura. Dopo un’ora si era già rifatto della perdita precedente e in qualche giorno vinse ancora quasi due milioni.

Nel frattempo il fornitore di roulette, informato del problema, da Strasburgo comunicò la soluzione: cambiando gli elementi di ogni cilindro, tra loro, quotidianamente, era possibile ottenere una compensazione della piccola (ma determinante) irregolarità presente nella macchina. In sostanza, ogni giorno la roulette in questione avrebbe orientato le proprie “preferenze” su serie di numeri differenti. Questa misura correttiva sortì l’effetto desiderato. Jaggers capì di essere stato smascherato ma ebbe l’intelligenza di ripartire mantenendo intatti i suoi guadagni.

Il suo passaggio a Montecarlo ebbe due conseguenze nella storia della roulette:

1°) i croupier iniziarono a lanciare la pallina d’avorio in senso inverso al cilindro;

2°) da quel momento le roulette vennero riequilibrate e controllate ogni mattina.

N.B. In realtà è l’usura dei cuscinetti a sfera su cui poggia il cilindro a favorire l’arresto della pallina su un settore piuttosto che su un altro.


 

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