grandi giocatori
ANDRÉ CITROËN
Quotidianamente siamo bombardati in televisione dalla pubblicità di
automobili di ogni forma e prezzo. E forte deve essere l’incidenza di
tale spesa sulla cifra d’affari delle case automobilistiche. Ebbene, in
assenza di simili mezzi di propaganda mediatica, un costruttore di automobili,
André Citroën, pensò di usare il gioco come forma di pubblicità. Una volta
dichiarò: «Il gioco non mi interessa affatto e non mi importa di vincere o
perdere. A me interessa che le somme in gioco siano tali da attirare
l’attenzione della gente». Quando vinceva i giornali parlavano di lui,
associando il suo talento e la sua fortuna al successo delle sue automobili.
Inseguì a tal punto la pubblicità da riuscire a mettere un’inse-gna
luminosa sulla Tour Eiffel, ad avere alle sue mostre re, attori, ecclesiastici,
ad attirare l’attenzione del mondo intero facendo attraversare dalle sue
macchine il deserto del Sahara.
André Citroën si era fatto le ossa come dirigente di una società di
ingranaggi prima di creare le sue automobili, che, subito dopo la guerra,
ebbero un enorme successo.
Clemenceau, primo ministro francese, diceva di lui: «Dieci uomini
come Citroën basterebbero ad assicurare per cinquant’anni la fortuna di
tutto un popolo». Fu un uomo brillante, pieno di idee, gran lavoratore. Nel
1918, all’indomani della Pace di Versailles, Citroën perse parecchi
milioni al tavolo da gioco. I giornali di sinistra gridarono allo scandalo. Lui
commentò: «Quegli idioti non capiscono. La somma fa parte del rilancio della
mia ditta».
Inseguiva il messaggio pubblicitario in ogni modo. Diede incarico
ad un noto scrittore di proporgli uno slogan pubblicitario. Il risultato fu il
seguente: Citroën, l’automobile che migliora invecchiando.
L’industriale ridendo gli disse che come pubblicitario non valeva molto;
quello slogan non lo avrebbe mai usato perché incitava i suoi clienti a non
cambiare la macchina!
Il suo casinò preferito fu quello di Deauville, nelle sale del cui
privé fu registrata una perdita fortissima, la più forte subita mai da un
giocatore fino a quel momento: 13 milioni di franchi in una sola notte! Correva
l’anno 1926, e Citroën volle che fosse data la massima pubblicità a
questa notizia. Amava Deauville perché era frequentata da persone che lo
interessavano e perché nella villa che possedeva in loco poteva rilassarsi e
dar sfogo alla sua fantasia creatrice. Aveva un temperamento frenetico e non
poteva sopportare la noia. Criticava quei ricchi che, seduti sulle planches, attendevano la morte
“come in una poltrona d’orchestra”. Particolari ed ironici
erano i rapporti con sua moglie, che ogni qualvolta giocava, domandava
freneticamente a destra e a manca se suo marito perdeva o vinceva. Se stava
perdendo era puntualmente colta da una crisi di nervi; se perdeva forte…
sveniva! L’ultima volta non fecero in tempo a sorreggerla e la signora
Citroën cadde sul pavimento del privé. L’industriale disse al suo
segretario di portarla via e pregò il direttore di farle interdire
l’ingresso nella sala da gioco. E così fu.
Citroën nutriva un grande affetto per sua
moglie, che era una donna molto bella anche se estremamente magra. Celebre fu
la battuta di un caricaturista: «Passerebbe dietro una affiche senza scollarla».
Suo marito poi, dopo una delle solite crisi della donna, le disse che poteva
essergli utile. «Come portafortuna?» chiese lei. «No. Come paletta in mano al
croupier, sei così piatta…!»
Questo grande giocatore morì nel 1935, quando i suoi affari erano
già crollati e la fabbrica era stata rilevata da Michelin.
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