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RICHARD JARECKY

 

Nato nel 1936 in Polonia, naturalizzato americano, ebreo, sposò una tedesca di nome Carole che gli diede due figlie, Eliane e Yvonne (poi soprannominata Divonne). Era professore di medicina e psichiatria alla Università di Heidelberg in Germania. Alto, bell’uomo, portava spessi occhiali e si contraddistingueva per i modi distinti. Aveva doti di professionalità, intelligenza superiore, preparazione matematica, capacità di concentrazione. Non beveva e non fumava; era un animale a sangue freddo, capace di perdere centinaia di milioni senza tradire alcuna emozione. Fu il grande protagonista della roulette negli anni Sessanta e Settanta.

Trasse la sua idea di gioco da un libro, edito ai primi del ‘900, il cui autore era un certo Mister Poo. Questo signore, elaborando 37.000 uscite di numeri alla roulette era giunto alla conclusione che quattro o cinque numeri uscivano con una frequenza superiore, dal 2% all’8%. Da ciò Jarecky trasse la convinzione che tale anomalia fosse dovuta all’usura di una roulette. Più precisamente l’usura doveva procurare, nel tempo, leggerissime differenze di livello dei cilindri e del piatto, oltre a minuscole deformazioni della pallina. Tutto questo, unito a impercettibili difetti di fabbricazione, portava all’uscita preferenziale di quattro o cinque numeri. Partendo da un simile dato di fatto il dottor Jarecky preparò il suo piano d’attacco.

Prima di affrontare il gioco aveva bisogno di almeno sei settimane di osservazione che consistevano nel far agire sua moglie ed un gruppo di amiche nel casinò prescelto. Le emissarie di Jarecky avevano il compito di annotare, per ciascuna roulette, i numeri che uscivano, l’ora e il numero del croupier in azione. Muovendosi con discrezione, le signore venivano facilmente scambiate per normali sistemiste. Una volta raccolti i numeri usciti da ciascuna roulette unitamente agli altri dati richiesti, Jarecky li faceva inserire, a Londra, in un calcolatore elettronico, gestito da un suo amico, che in poco tempo elaborava i cinque numeri che offrivano più probabilità di uscita, il numero del tavolo ed il croupier. Due infatti erano le regole ferree di Jarecky: puntare solo sulla roulette che, secondo le osservazioni e relative elaborazioni, dava più garanzie di usura e giocare sempre con lo stesso croupier.

E così cominciò la sua storia, fatta di attacchi forsennati alla roulette, che diedero immediata fioritura a miriadi di ipotesi indimostrabili riguardo alle sue vincite. Tutto andò bene finché il suo gioco non fu scoperto. Accadde al casinò di Divonne les Bains.

Il dottor Jarecky si sistemò al tavolo n° 9 con davanti una pila di gettoni. Annotò i numeri usciti come un perfetto sistemista. Giocava però a colpo sicuro: spingeva i gettoni sui numeri e vinceva. Accanto a lui una donna bionda e un uomo piuttosto giovane (che erano poi sua moglie ed il suo segretario) giocavano gli stessi numeri. La partita era seguita attentamente da Taupin, commissario della “Brigade des jeux” (polizia speciale francese) al quale l’entrata di Jarecky era stata segnalata.

Il giocatore era già una leggenda ma fino a quel momento nessuna casa da gioco lo aveva mai interdetto perché non aveva commesso alcuna irregolarità, anzi, se si vuole aveva fatto una grande pubblicità al casinò ed al gioco della roulette con le sue vincite.

Il commissario Taupin ad un tratto ebbe una sensazione: la roulette n° 9 dava l’impressione di essere piuttosto vecchia. La vernice del legno aveva perso la sua brillantezza e il cilindro dimostrava tutta la sua usura. Era un’idea strana, tutta da verificare, quella che venne al commissario, il quale alla chiusura dei tavoli riuscì a fatica a convincere il direttore del casinò che sarebbe stato opportuno sostituire la roulette n° 9 con la n° 14. La sera seguente il dottor Jarecky, con il suo seguito, si sistemò come al solito al tavolo n° 9 ed iniziò a perdere, colpo su colpo, tutto il suo capitale. Provò una seconda volta ma la sorte non cambiò. Jarecky non si perse d’animo e giocò ad altri tavoli, annotando tutte le uscite, per poi fermarsi al tavolo n° 14 dove, una volta svelato l’arcano, in due ore guadagnò 40 milioni.

Fu così scoperto che le vincite dipendevano dalla roulette, la numero 9, che aveva ben quarant’anni. Fu mandata in pensione e tutte le altre furono sottoposte ad accurata revisione e ad accurati controlli. Si può anche affermare che da quel giorno tutti i casinò sottoposero i loro materiali a controlli sempre più minuziosi.

Una conferma del piano studiato da Jarecky venne anche dall’IBM che dichiarò di essere stata sorpresa dalla strana richiesta dell’elaborazione di un programma elettronico così specifico e avanzato. Il dottor Jarecky non fu interdetto al casinò di Divonne. Anzi, proseguì i suoi, per così dire, studi vincenti a Las Vegas, Montecarlo, Nizza, Baden Baden (dove vinse 4 milioni di marchi), a Campione (dove vinse mezzo milione di franchi), sinché approdò a Sanremo dove, nel corso di una notte indimenticabile, il suo tavolo di roulette venne rifornito più volte tanto da costringere la direzione a stendere sul tavolo il rituale drappo nero. Aveva vinto un miliardo e mezzo di lire del 1969. Fu interdetto in base alla regola che la direzione del casinò poteva ritirare la carta d’entrata senza dichiararne le motivazioni.

Ma Jarecky non si dichiarò battuto. L’anno successivo tornò a Sanremo. Gli impedirono l’ingresso nella casa da gioco, ma i suoi avvocati riuscirono ad ottenere una carta d’onore per l’ingresso straordinario di un giorno. Vennero verificate tutte le roulette e quella sera Jarecky perse due milioni di lire. Per nulla domo, ritornò nel gennaio del 1973 e praticò un gioco infernale sui dodici ultimi numeri. Furono ore da film western, e in quell’occasione i croupier coniarono per lui il soprannome di Tornado.

Era ormai alla fine del suo grande gioco; entrò a far parte dei vietati perché eludeva i massimi facendo giocare gli stessi numeri dalla moglie e dal segretario, attuando così un efficace gioco di squadra, proibito dalle regole. Escluso dai grandi casinò internazionali, il dottor Jarecky prese di mira, in ultima istanza, i circoli londinesi. Ma anche là dopo poco venne interdetto. Si dice che nei primi cinque anni abbia vinto più di quattro miliardi di lire dell’epoca. Ciò che è certo è che ha continuato l’insegnamento all’università; si dice che si diverta ancora a giocare con la moglie e la figlia a casa sua, con una roulette di sua proprietà. Di lui, però, da quel periodo in avanti non si è saputo più nulla.

 


 

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