sua maestà la roulette
IL SUO CORREDO
Il tavolo da gioco,
all’inizio, era molto spesso, pesante. Era doppio, cioè con due tappeti
per puntare e la roulette nel mezzo. Poi divenne semplice, cioè con un solo
tappeto per le puntate e l’insieme fu chiamato, curiosamente, sottomarino.
Il tavolo da gioco, oggi,
è di mogano ed è ricoperto tradizionalmente da un panno verde su cui sono
impressi numeri e combinazioni che sono oggetto delle puntate effettuate dai
giocatori. Il colore dal panno ha conferito il nome all’intero tavolo e,
per estensione, all’intero gioco, ovvero il tavolo verde, metafora dell’intera vita che ruota attorno
al casinò. Eppure il verde non è il solo colore che possiamo trovare ai tavoli
da gioco: al casinò della Mammounia a Marrakech, i tavoli hanno il tappeto
blue, in quanto il colore verde è sacro al profeta Maometto. Purtroppo, con
sempre maggiore frequenza, i tavoli della roulette si presentano con tappeti di
colori differenti dal verde: azzurri, rossi, rosa, bordeaux, diverse tonalità
di blu e… perfino, talvolta, colori intonati alla tappezzeria della
pareti!
All’estremità del
tavolo, sulla destra del croupier, si può notare una fessura da salvadanaio
(chiamata cagnotte) dove vengono
infilate le mance. Pochi sanno che questa fessura viene anche chiamata “l’occhio del tordo”.
Questa definizione mi è stata confermata da uno dei migliori croupier del
casinò di Venezia. Personalmente ritengo che tale definizione derivi da una
caratteristica del tordo che, sempre all’erta, sposta gli occhi
velocemente e in ogni direzione. In questo caso il suo occhio servirebbe a non perdere di vista chi fa
l’en plein, controllando che
non ometta di lasciare la tradizionale mancia!
L’attrezzatura
del tavolo è poi completata dai rastrelli: due a disposizione dei croupier ai
lati della roulette, lunghi un metro, uno per il croupier all’estremità
del tavolo lungo 80 cm.
e infine due a disposizione dei giocatori di 60 cm. di lunghezza. I
rastrelli una volta erano rigidi, di mogano, oggi sono di legno flessibile.
- La pallina - Ha un diametro di 2 cm e per circa un secolo è stata
rigorosamente d’avorio, come d’avorio erano i tasti di pianoforte,
le palle da biliardo e tanti altri oggetti che portavano ad un consumo di più
di 30.000 tonnellate l’anno di zanne di animali. Solamente a partire dal
1950, con la scoperta di sofisticate resine sintetiche, cominciarono a girare
nelle roulette le palline di teflon.
Il
teflon chimicamente è una resina florurata che presenta, come pallina da
roulette, caratteristiche tecniche superiori a quelle dell’avorio.
Infatti, sempre in rapporto all’avorio, il teflon non ingiallisce nel
tempo, è più leggero, ha superiori proprietà di autolubrificazione, scivolosità
e antigraffio. Per queste caratteristiche, oltre che per la proibizione
all’impiego dell’avorio, la cara “pallottola” è diventata
sintetica. Di cambiato c’è solo la musica che produce quando gira, così
mirabilmente descritta da Luigi Pirandello nel suo “Il fu Mattia
Pascal”.
- I gettoni - Costituiscono il corredo prezioso e colorato di Sua
Maestà la roulette, l’oggetto di desiderio di tutti i giocatori.
Ricostruire la comparsa e la storia dei gettoni è stata un’impresa di una
certa difficoltà in quanto la bibliografia ne dà notizia in modo frammentario e
casuale.
Sono conservati, e
risalgono alla seconda metà del 1700, gettoni italiani rotondi, in osso,
decorati con figure di animali o di fiori. Hanno un foro centrale che,
probabilmente, serviva per raccoglierli. Le prime fiches che circolarono nella case da gioco, dal Ridotto di Venezia
a quelli di Spa, Bad Homburg, Montecarlo, furono le monete d’oro e
d’argento.
A breve distanza furono
introdotti gettoni di osso, d’avorio e di rame. Questi ultimi, scomparsi
già nel 1872, vennero subito sostituiti perché di facile falsificazione.
Gli ultimi decenni
dell’800 furono caratterizzati dalla comparsa di molte nuove sostanze,
coperte in generale da brevetti, che segnarono la “nascita”, per
così dire, di quelle che potremmo chiamare le prime materie plastiche di
sintesi. Furono protagoniste, come fiches,
sui tavoli verdi sino al 1925, epoca in cui le sempre più frequenti
falsificazioni portarono alla richiesta e alla successiva produzione di gettoni
pluristrato a base di sempre nuove materie plastiche sintetiche. Fu così che
dalla celluloide alla galalite, dalla bachelite all’acetato di cellulosa,
si passò a materiali sempre più sofisticati e praticamente non falsificabili.
Per quanto ho potuto appurare dalle ricerche, non credo di
allontanarmi dalla realtà storica se così ricostruisco e riassumo la comparsa
dei gettoni sui tavoli verdi della roulette a partire dai suoi primi giri sino
ad oggi:
-
sino al 1870 vennero impiegati materiali esistenti in natura:
Monete d’oro - Monete d’argento - Gettoni di rame -
Gettoni di corno e osso - Gettoni di avorio - Gettoni di madreperla
-
dal 1870 al 1920 i materiali provenivano dalle prime semplici
sintesi di materie plastiche:
Gettoni di celluloide - Gettoni di galalite - Gettoni di bakelite -
Gettoni di acetato (poi triacetato) di cellulosa
-
dal 1920 ad oggi i materiali provengono da plastiche di sintesi
complesse
Gettoni di polimetacrilato - Gettoni di polietilene - Gettoni di
poliammide (Nylon) - Gettoni di policarbonati - Gettoni di polisolfoni e
tecnopolimeri
Inglobando in tutti
questi materiali di materie plastiche frammenti di tessuto, di metalli o
sovrapponendoli a strati, si ottengono prodotti infalsificabili. Sono i gettoni
che troviamo, oggi, sui tavoli verdi, impilati, in file coloratissime, ai bordi
di Sua Maestà la Roulette.
Ritornando alla storia
dei gettoni, con ogni probabilità la madreperla fu il materiale più usato
soprattutto nel periodo che va dalla fine del 1800 ai primi del 1900. Ciò trova
la sua giustificazione nel fatto che la madreperla è dura, consistente,
indeformabile. Ha effetti di lucentezza e iridescenza che la rendono molto
gradevole. Vengono segnalati, nel 1906, gettoni e placche di madreperla (in
francese nacre) di diverso colore e
dimensioni con inciso il valore in franchi. Ad esempio il gettone da 5 franchi
era bianco, quello da 20 franchi (detto Luigi) era rosso. Ma già a quei tempi
si temeva la falsificazione e si ha notizia che una casa da gioco divise i
gettoni in serie che portavano ciascuna un numero distintivo. Così il lunedì si
giocava con la serie n° 20, il martedì
con la serie n° 31 e così via.
Eppure la vera,
professionale, falsificazione, non tardò a fare la sua comparsa. Fu riscontrata
al casinò di Montecarlo nel 1925 e da quel momento nacque l’idea di
plastificare la madreperla inserendo differenti incisioni e lettere metalliche.
Nacquero sofisticati prodotti che furono sviluppati nei laboratori di
un’azienda di Beaune, che ancor oggi fabbrica milioni di gettoni e
placche di ogni valore per differenti casinò del mondo intero.
Il gettone di oggi è
infalsificabile quanto una banconota. È composto da diversi strati di materiale
plastico in cui vengono incorporati fili tessili e lamine metalliche. È
colorato con coloranti che danno effetto di metamerismo o di fluorescenza; reca
scritte con inchiostro invisibile e può includere calamite o piastrine elettriche.
Ciononostante i falsari un tentativo lo fecero. Nel 1997, quindi in epoca
recente, quando i gettoni erano già al massimo livello di anticontraffazione,
arrivarono al casinò du Liban, a Beirut, cinque siriani che vantavano di
possedere un sistema infallibile per vincere alla roulette. In effetti partendo
da una dotazione di 600.000 dollari vinsero svariati milioni. Ma i gettoni che
puntavano erano falsi, imitati in modo perfetto. Il processo che ne seguì fu
molto lungo per l’estrema difficoltà di dimostrare la contraffazione.
Sempre in tema di
gettoni, vale la pena di ricordare il tentativo che fu fatto, nel 1870, al
casinò di Montecarlo, di rendere più animato e appetibile il gioco della
roulette abbassando il minimo a 2 franchi. Per questo furono fabbricati 200.000
gettoni rotondi, in rame, recanti su una facciata la scritta “Cercle de Monaco” e
sull’altra il loro valore. Sennonché ad un controllo, dopo un anno, i
gettoni contati furono più di 300.000 e questa falsificazione costrinse il
casinò ad elevare nuovamente a 5 franchi la puntata minima.
Infine,
per restare nel tema, è da ricordare un fatto curioso accaduto negli anni
Trenta, anni di depressione economica. Il direttore generale del casinò di
Montecarlo, René Leon, nel tentativo di suscitare l’interesse della
stampa ed attrarre ai tavoli di roulette un maggior numero di clienti, ebbe
l’idea di sostituire, nello Sporting Club, gli abituali gettoni con
monete d’oro. Fece acquistare in America un grande quantitativo di dollari
oro in monete da 5, 10 e 20.
L’idea
attrasse molti giocatori e le cronache dell’epoca riportarono la
descrizione dei tavoli da gioco invasi da monete luccicanti. Però ci si accorse
che un gran numero di giocatori non cambiava le monete d’oro in
banconote, preferendo tenersele e così lo stock si esaurì in pochi mesi e sui
tavoli dello Sporting ricomparvero i
meno luccicanti gettoni artificiali.
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