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Grandi giocatori
Fu re d’Egitto e del Sudan fino al 1952, quando un colpo di stato militare guidato dal colonnello Nasser non lo costrinse ad abdicare. Condusse una vita brillante e avventurosa, facendo parlare di sé, a vario titolo, le cronache dell’epoca. Ebbe tre mogli: Farida, ripudiata nel 1949 perché non gli aveva dato eredi maschi, Narriman, sposata nel 1951 e da cui divorziò due anni dopo, e Irma Capece Minutolo, cantante napoletana.
Viene ricordato come un uomo delizioso, di grande sensibilità, colto, intelligente, diverso da come una certa stampa era solita descriverlo. Certo, a volte esagerava nell’ostentazione del suo potere: era capace di presentarsi alle serate di gala in abiti sportivi, senza cravatta, certo di essere accettato sia come re che come grande giocatore. Con molta preveggenza politica, conscio delle sempre più brevi permanenze al potere dei regimi monarchici, affrontò in modo spiritoso l’argo-mento in una conversazione con l’attrice Huala, figlia di un principe somalo. Forse presago della prossima fine del suo regno le disse: «Tra trent’anni al mondo esisteranno solo sei re: il re di picche, il re di fiori, il re di quadri, il re di cuori, il re d’Inghilterra e il sovrano di Monaco». Qualcuno lo ricorda anche come “il re mangione”: straordinario era infatti il suo rapporto con il cibo.
Testimonianze certe riportano gli aneddoti seguenti. Una volta, prima di iniziare a giocare, per essere al massimo delle risorse fisiche, si fece portare al tavolo verde sei uova all’ostrica. Un’altra volta, sempre con le medesime intenzioni, divorò sei polletti amburghesi arrostiti. Nel 1950 il gestore del casinò di Sanremo, Pier Bussetti, organizzò per Faruk una serata gastronomica, facendo venire da Roma Alfredo, il famigerato re delle fettuccine al triplo burro; alla cenetta avrebbe fatto seguito, in teatro, una speciale rappresentazione dell’ “Aida”, sempre in suo onore. Risultato: il re fece il pieno di fettuccine e dormì per tutto il primo atto. Poi corse alle sale da gioco.
Racconta il celebre attore cinematografico, Errol Flynn, suo grande amico, che la mattina, sul proprio panfilo, Faruk evidentemente afflitto da incredibile bulimia, appena sveglio si precipitava al frigorifero senza dare il buongiorno a nessuno.
A Biarritz questo monarca ventripotente giocava e cenava nello stesso tempo, con la mano sinistra lanciava i gettoni, con la destra portava alla bocca grandi cucchiaiate di caviale che ingurgitava avidamente.
Fu anche donnaiolo. Con le donne aveva modi di agire differenti: a volte era villano e insolente, a volte pieno di deliziose premure. Riportiamo alcuni fatti certi sull’argomento.
Sempre a Biarritz, quando cenava al ristorante del casinò e scorgeva qualche donna che lo interessava, gettava in aria pezzetti di pane per vedere se centravano il “balconcino” della signora. Il giorno dopo uno dei suoi inservienti portava all’indirizzo della vittima prescelta un sontuoso regalo di Hermes o di Boucheron con le scuse del sovrano…
Molto spesso Faruk, mentre giocava, faceva recapitare dei bigliettini, attraverso il suo segretario, alle belle donne che intravedeva al bar. Una sera conduceva una partita infernale alla roulette ed era seduto vicino ad una bella signora. Lei aveva in bocca una sigaretta e con lo sguardo cercava qualcuno che gliela accendesse. Re Faruk fu rapido e gli pose davanti il suo briquet in oro e pietre preziose. Un gesto inaspettato, poco elegante e provocante. La donna non si scompose e, mentre il re le sorrideva, accese la sigaretta. Spinse poi l’accen-dino verso il croupier più vicino, dicendo a voce alta: «Per il personale». Questo fatto clamoroso è riportato su molti libri e nelle cronache dei giornali di quel periodo. Ma l’episodio non finì lì. Nessuno infatti ha mai riportato notizia su che fine avesse fatto il prezioso briquet. Ho pertanto condotto delle ricerche che, assicuro, non sono state facili. Solo uno stralcio di giornale dell’epoca mi permette di aggiungere l’ultimo tassello utile a completare l’intero avvenimento.
Accadde precisamente che il croupier, davanti al quale la signora aveva lasciato l’accendino, rimase imperturbabile e, da eccellente professionista, non ringraziò, né osò impossessarsi dell’accendino. Lo lasciò lì dov’era; fu in seguito ritirato dal capotavolo che voleva riconsegnarlo al proprietario, ma questi si era già allontanato. L’accendino allora fu depositato in Direzione per la riconsegna.
Faruk era un grande, eccellente giocatore. Gli ispettori dei più grandi casinò europei non si sono stancati di coniare per lui gli aggettivi più disparati, talvolta lusinghieri e talvolta meno: lo definirono estroso, bizzarro, imprevedibile, frenetico, non sempre onesto (per via dei suoi poker nascosti) e pronto a barare, o meglio, ad abbindolare gli avversari, come quando, per estinguere un grosso debito di gioco, propose a François André, grande manager del casinò di Deauville, di insignirlo del titolo di Commendatore dell’Ordine del Nilo…
Faruk collezionava gettoni di tutti i casinò del mondo. Non si ha notizia di dove sia finita questa collezione. Si ipotizza sia stata sequestrata dal presidente Nasser assieme a tutti gli altri beni del sovrano.
Lo yacht di Faruk si chiamava “Fakhr-el-Bihar” (uccello di mare); era lungo 80 metri e aveva 60 uomini di equipaggio. Nell’autunno del 1951, a bordo dell’imbarcazione, compì un famoso viaggio: toccò tutti i porti delle città europee dove c’era un casinò nelle vicinanze.
Considerato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, al tavolo verde rappresentava uno spettacolo a sé. Di aspetto imponente, leggera calvizie, gli occhi sempre nascosti da lenti scure, baffo ad uncino, un grosso sigaro infilato in uno speciale bocchino stretto tra i denti. Al dito portava un anello con un grosso smeraldo. Giocava sempre calmo, senza mai agitarsi. Quando perdeva rideva. Dotato di una grande forza fisica, era capace di passare intere notti al tavolo verde, con la sola compagnia di molti espressi. Tutti concordano sul fatto che, in generale, era un vincente. Per ciò che concerne le mance era generoso ma anche imprevedibile. Nel 1953 soggiornò al Lido per tutta l’estate.
Angelo Polacco racconta a questo proposito che Faruk diede mille lire di mancia agli impiegati a fronte di una vincita di 130 milioni, nel mentre per vincite ben più modeste era capace di offrire un milione.Furono anche questi episodi estrosi a conferire alla sua immagine notorietà ed interesse.
Per meglio completare il quadro sulla figura e la personalità di questo sovrano, mi sembra doveroso riportare gli episodi di alcune partite a poker a cui fanno riferimento molte delle cronache giornalistiche del tempo.
Al casinò di Sanremo venne organizzata per lui una partita a poker. Ad un certo momento, tra Faruk ed uno dei giocatori, si sviluppò una serie di fitti rilanci, segno evidente di probabile buon gioco. L’avversario mostrò un poker di donne; Faruk dichiarò un poker d’assi senza però esibirlo. Anzi, mescolando le carte aggiunse: «Parola di re». Alcuni scrittori riportano invece che il poker dell’avversario non era di donne ma di fanti, ma la cosa non cambia la sostanza del fatto.
Un altro episodio corrisponde a più precisa verità in quanto è raccontato direttamente da un testimonio credibile, Jean Cocteau, scrittore, regista e Accademico di Francia, presente alla partita. Cocteau scrive su un giornale di aver assistito, al casinò di Cannes, a un divertente avvenimento verificatosi nel corso di una partita a poker che vedeva re Faruk tra i protagonisti. Terminata la mano e chiusi i rilanci, Faruk dichiarò, senza girare le carte, di avere un poker di re. Un giocatore di fronte a lui aveva un re in mano e osò chiedere: «Maestà, ce le fa vedere le carte?» Faruk, imperturbabile, voltò le carte. Aveva solo tre re, quindi un tris. Ma svelto aggiunse, con enfasi: «Il quarto re sono io!» Estrosità o disonestà?