LA ROULETTE


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Roulette - Saint Vincent

Casinò italiani

IL CASINÒ MONTANARO
Fedele all’associazione acqua-gioco è anche il piccolo paese di Saint Vincent in Valle d’Aosta. L’acqua dotata di straordinarie virtù curative (bicarbonato – solfato – alcalino – bromo – iodica!) viene scoperta nel 1770 da un prete del luogo: Jean Baptiste Perret. Come sempre vengono edificati lo stabilimento termale, gli alberghi e le strutture necessarie per ospitare un sempre più crescente numero di visitatori e tra essi nobili e regine. Nel 1872 c’è anche notizia dell’esistenza di un edificio denominato casino, cioè senza accento, e quindi inteso come centro culturale e di intrattenimento. L’accento sulla “o” ce lo metterà poi, nel 1921, il clima gioioso degli anni folli ed ecco pronta la prima casa da gioco dove gira Sua Maestà la Roulette; si gioca molto denaro che fa prosperare le finanze municipali. Ma la roulette viene, dopo poco, fermata dall’avvento del fascismo che proibisce il gioco d’azzardo.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale la Valle d’Aosta diventa regione autonoma. Non è ancora promulgato lo statuto speciale che il Presidente della regione, lo storico Federico Chabod, il 3/4/1946 emana un decreto che autorizza l’apertura di un casinò per la durata di vent’anni. Un vero blitz colmo di perplessità e mistero. Le perplessità erano dovute al fatto che Chabod aveva poteri di prefetto e come tale non poteva emanare un decreto che andava contro la legge dello Stato Italiano che proibiva, appunto, il gioco d’azzardo.
Il mistero era invece dovuto al fatto che il governo della Repubblica non reagì affatto, non intervenne, se ne stette zitto. Perché? La risposta, che oggi vede concordi molti storici, andava ricercata nel fatto che, nella Valle, c’era malcontento per le condizioni di vita: il livello occupazionale era basso e la protesta crescente minacciava di alimentare il movimento secessionistico di adesione alla Francia. Alcide De Gasperi fiutò subito il pericolo e fu per tali ragioni, oltre che per assicurare nuove entrate finanziarie, altrimenti diversamente reperibili in un’epoca tanto difficile, che rimase indifferente al blitz e alla violazione della legge (anche se i maligni avanzano l’ipotesi che fu lo stesso De Gasperi ad autorizzare, sotto sotto, Chabod).
In ogni caso il casinò fu aperto nelle sale del maestoso Hotel Billia, il 29 marzo 1947 e denominato casinò de la Vallée. Il successo fu immediato. In fondo, logisticamente il casinò è facilmente raggiungibile da Milano, Torino, Genova, vicino ai confini di Francia e Svizzera. Ma, come a volte felicemente accade, a determinare la fortuna di un’impresa furono soprattutto due uomini forti ed un’idea vincente.
Due i grandi manager che per più di trent’anni seppero portare e mantenere la casa da gioco a grandi livelli internazionali. Mi riferisco al Conte Cotta, gestore dal 1947 al 1978, l’uomo delle relazioni esterne, che più di ogni altro sapeva oliare le ruote quando scricchiolavano, e al professore Bruno Masi, l’uomo delle relazioni interne, che riuscì a domare le frequenti agitazioni sindacali.
L’idea vincente fu la scelta del marketing che puntò sui “grandi premi”. Fu un azzardo per questo casinò “montanaro” che, non potendo contare su un turismo importante, ricercava una strategia così difficile e sofisticata per farsi conoscere, per darsi un’immagine e per attirare altri giocatori.
Nacquero così i grandi premi, a partire dal 1952, con le “Grolle d’oro”, il prestigioso riconoscimento che annualmente veniva attribuito ai nostri migliori registi e attori cinematografici; poi il premio per il teatro, quello del giornalismo, delle scienze mediche, oltre all’orga-nizzazione di grandi eventi sportivi.
Tutto ciò condusse alla diffusione di un’immagine estremamente positiva del casinò de la Vallée e al lancio del gioco d’azzardo come un suo esclusivo prodotto. Ai premi, alle conferenze, alle riunioni all’Hotel Billia partecipavano infatti artisti, scrittori, scienziati, operatori economici che, la sera, si concedevano lo svago della roulette. Durante questi eventi le cronache giornalistiche erano il miglior strumento promozionale per il casinò.

Negli anni Ottanta la svolta: la casa da gioco è una macchina da soldi, un fattore rilevante per l’economia della regione. Merita grandi investimenti. Fu così deciso di trasformare il casinò in una mini-Las Vegas. Venne realizzata la grande sala Gold River per le slot-machines ed i giochi americani. L’obiettivo fu centrato in pieno: il casinò de la Vallée alle soglie del 2000 registra il record degli incassi, uno dei pochi europei in linea con Montecarlo e con in più la certezza di appagare i desideri di ogni giocatore.


Per approfondimenti su questo argomento consulta il sito
http://www.casinodelavallee.it/


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